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Ecco gli “Occhi Dolci”

di Gabriele Giunchi

Maggio 1982. Un pomeriggio si incontrarono per strada un agente di commercio e un giardiniere…  Non si vedevano da tempo ma si conoscevano bene…

Sì! Siamo noi! Franco e Gabriele. “Cosa hai fatto in questi anni? Ho lavorato qua e là, sono stato nel Maghreb e in Nepal e ho imparato un po’ a suonare il violino… Anch’io ho viaggiato in su e in giù, mi sono dedicato un po’ alla letteratura e al teatro… Però mi manca qualcosa… Anche a me. Vieni a casa mia che ci raccontiamo di più”.

Un fiasco di sangiovese, un po’ di fumo. La conversazione si fa intensa e densa… Si va al sodo.

E’ che la città così non ci va bene. Passano anni grigi, avanza il rampantismo, si perde il gusto degli sguardi orizzontali…  Lo vedo per strada: molti conoscenti abbassano lo sguardo, hanno l’aria pentita anche se nessuno ha chiesto loro conto di qualcosa. Risultato: calano i saluti e con essi il piacere di un incontro casuale, di una divagazione, di una sorpresa… Cosa possiamo fare noi?

Ci vorrebbe un’associazione culturale, più che un’espressione politica nuova. Dire “nuovo” in politica ora è ambiguo. Pensa ai socialisti! Sì, un’associazione che pungola e provoca… Un Circolo! Che ne dici!? Sì, certo, ma siamo solo in due… Be’, che importa! In due si parla già al plurale!”

Tre ore di chiacchiere fitte fitte… Finisce il vino, finisce il fumo. Poi Franco dice: “Ci vediamo domani sera a cena a casa mia. Decideremo nome e programma”.   

La sera dopo, a tavola: “Tornando a casa ho guardato tutti negli occhi per verificare se davvero la gente non si guarda più. Ebbene, nessuno ha ricambiato il mio sguardo. Anzi: qualcuno ha avuto un lampo di un secondo, prima di abbassare gli occhi e l’unico che mi ha guardato bene era un po’ brillo, come me” …

Allora il Circolo deve avere nel titolo la parola “Occhi” …. E Dolci sarà il suo aggettivo qualificativo”. Concluse Franco.

Tre sere dopo eravamo ospiti di Radio Città, in uno spazio sperimentale che diventerà “nostro” per anni. All’inizio un po’ di emozione e poi …via!

“…Cadmo e Tiresia che vanno alla festa di Dioniso. La città di Penteo ordinata e produttiva disdegna il dio… Saranno malati, commentano i due vecchi amici mentre salgono sulle colline, l’ebrezza divina va onorata…” La trasmissione cominciò con le Baccanti di Euripide e presto divenne un inno alla socialità orizzontale, pacifica, plurale, laica e trasgressiva… “Quant’è noiosa la città ordinata e produttiva, pulitina e precisina, con il culto del doppio lavoro per i doppi servizi…”

Mentre parlavamo venne gente in redazione, altri telefonarono. Volevano assistere in diretta ad un evento frizzante e promettente… Noi eravamo felici e anche stupiti: nasceva un piccolo ciclone e noi eravamo il suo occhio….

Passarono i giorni e i mesi e intanto gli Occhi Dolci crescevano per “cellule parallele”. Infatti, per una ben strana combinazione, si unirono a noi un altro Franco (un giardiniere) e un altro Gabriele (un medico). Poi arrivarono Till e Roberto (anch’essi giardinieri) e Lucio (un grafico). Da ultimo arrivò Stefano (un centralinista del Pronto Soccorso).

Gabriele Baldini, Gabriele Giunchi, Franco Morpurgo e Franco Steri, novembre 1983

Ognuno portava il suo contributo libero e spontaneo. Ognuno partecipava alle nostre fantasiose elaborazioni nei modi che gli era più congeniale. Poi lentamente alcuni tornarono alle vicende private, sia per necessità di lavoro, sia per ragioni personali, sia per la difficoltà a reggere il ritmo sostenuto ed entusiasta che scandiva le nostre attività.

Rimase attivo (anzi attivissimo) quello che può definirsi il nucleo “storico” del Circolo: Gabriele più Franco più Gabriele e l’affiatamento che si creò fra noi si perfezionò sempre più.

Tuttavia attorno al Circolo si alternarono a lungo molte persone di diversa estrazione sociale, venuti per entusiasmo e rimasti con noi per libera scelta. I nostri preferiti sono sempre stati gli ultimi, i discriminati, gli emarginati. Per noi i migliori, i più fidati.