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Note biografiche

a cura di Gabriele Giunchi

Gabriele Baldini

Nato romagnolo in quel di Russi nel febbraio del ’44.

Si trasferisce presto con la sua agiata famiglia a Bologna e studia medicina. E’ il figlio scapestrato della famiglia, tuttavia è chiaramente portato per questa professione. Lo studio non gli basta: si mantiene curioso verso il mondo e verso gli altri. Così, invitato da Franco, si trova “idoneo” all’appartenenza al “Circolo degli Occhi Dolci” ed in questa esperienza dona il suo contributo creativo e critico.

E’ il meno “politico” tra noi ed è prevalentemente orientato dall’istinto e dall’attenzione meticolosa all’apparato sensoriale in dotazione a noi mammiferi. Così, con noi che viviamo coi brividi alla pelle, si diverte assai.

Sappiamo che ha un figlio e che è separato dalla moglie. Ma lui mantiene una discrezione sulle sue precedenti esperienze private.

Finita l’esperienza con gli “Occhi Dolci”, ritorna alla sua professione e non trovando una collocazione e un impiego in patria, si trasferisce negli Stati Uniti all’inizio del 1988. Poi abbiamo notizie di lui dall’Africa dove è approdato con una Associazione non governativa di Torino: “Medici Senza Frontiere”. Sappiamo che sta a lungo in Kenya per adeguarsi all’impegnativo incarico assunto. Poi si trasferisce sul Nilo Bianco in Sudan e risiede in un piccolo villaggio attrezzato. Ed è qui, sul ciglio di una piccola piscina, che viene trovato esanime, sotto il sole incandescente. E’ il 27 novembre del 1990.

Non è possibile aggiungere particolari su questa triste vicenda e sulle cause della sua morte precoce, perché non abbiamo avuto alcun dettaglio né dai suoi colleghi né dai familiari.

Franco Morpurgo

Nasce a Trieste nel ’43 e si trasferisce con la famiglia a Bologna nel 1957. Frequenta il liceo classico Galvani dove fa parte della compagnia teatrale della scuola. Si iscrive in seguito a Giurisprudenza a Bologna e si laurea a Ferrara nel ’68. In quell’anno si sposa con Carla Parmeggiani e nasce il figlio Andrea.

Entra poi in Lotta Continua e, praticamente dal ’68 al ’77 e oltre, fa politica attiva. Nel 1980 contribuisce a fondare la “Lista del Sole” che si presentò alle elezioni amministrative sfiorando il quorum.

Poi fonda con Gabriele Giunchi il “Circolo degli Occhi Dolci” e seguono anni di baldoria creativa e di proposte culturalmente impareggiabili. Per cinque anni fu animatore instancabile e sempre pronto a gettarsi in nuove avventure.

Dal 1990 contribuisce a rivitalizzare il Circolo “La Cava”, un piccolo paradiso sui colli bolognesi. Franco fa in modo che nel prezioso scenario dei colli torni a diffondersi la cultura e in aggiunta anche il teatro e il cinema. La “Cava” diventò un luogo di incontro tranquillo ed elegante, ricco di iniziative. In quegli anni fu anche Consigliere dell’Istituto Giovanni XXIII.

Pur colpito da grave malattia, partecipò alle manifestazioni di Bologna per protestare contro la macelleria consumata a Genova dalla Polizia ai danni di un movimento no global pacifico e propositivo.

Nel marzo del 2006, dopo aver combattuto la sua riservatissima battaglia, è venuto a mancare.

Gabriele Giunchi

Romagnolo, nato a Forlì nel 1950.

Vagabondo come una rondine sin da piccolo per necessità familiari, passa le estati dell’infanzia in campagna. Impara l’arte di arrangiarsi e vive da capellone una lunga adolescenza tra la strada e i ritmi rock degli anni ’60. Entra il Lotta Continua dopo la strage di Piazza Fontana e da allora ci dà dentro parecchio. Fa esperienze di lotta semiclandestina con i “Proletari in Divisa”. E’ più volte arrestato e condannato per avere organizzato le lotte per la dignità dei soldati di leva.

Si trasferisce a Bologna nel 1974. Seguono anni di militanza tosta e a “tempo pieno”: responsabile dell’organizzazione delle lotte dei soldati in tutta la regione e poi segretario provinciale della sede di Lotta Continua di Bologna. Fa parte del movimento ’77 ed è testimone della morte di Francesco Lorusso. In seguito passa due anni alla redazione di Lotta Continua a Roma.

Poi, negli anni del “riflusso” viaggia per il mondo ed impara a suonare il violino e finalmente legge un po’ di sana letteratura, finché incontra Franco ed insieme danno vita all’esperienza degli “Occhi Dolci”.

In seguito, nel 1989, fonda l’Associazione Interetnica “Pangea” che organizza l’accoglienza degli immigrati, allora soprattutto magrebini, e fonda il primo giornale a doppia testata, arabo-italiana.

Diventa padre. Di conseguenza assume ruoli e responsabilità nel mondo della scuola. Si risposa. Ridiventa padre. Ora lavora al Museo Civico Archeologico ed i figli sono quattro.

Carla Parmeggiani

Sulla Collina della Musica soffusa, in mezzo a noi Occhi Dolci tutti maschi e birichini, tra gli amici osti scapigliati ed arruffati, tra i ragazzacci di strada che lavoravano con noi rivelando un cuore d’oro, tenuto in clandestinità a causa della fiducia mai ricevuta, tra tutti i mattacchioni che gravitavano e bazzicavano attorno a noi, tra gli ingorghi caotici del nostro punto ristoro… c’era proprio lì, nel bel mezzo, al posto di comando, una donna.

Una bella mora con i capelli lisci e lunghi.

Una cassiera delicata ed elegante che ogni sera si prendeva cura di aggiungere un tocco di grazia alla nostra baracca. Un mazzo di fiori, un nastro colorato, un po’ di ordine e di decoro. “Cosa dici, ci sta bene, vero?”

Una voce dolce e pacata, un invito alla misura, mentre noi talvolta debordavamo con parole ed opere, usi ed abusi di ogni genere …di conforto.  Una donna capace di ricondurre all’ironia e al buon gusto ogni nostro gesto, ogni nostra sparata. Una donna cara e instancabile che calamitava la nostra gratitudine ed il nostro affetto.

Sto parlando di Carla, la moglie di Franco.  E la ringrazio ancora per la sua querida presencia, usando questa occasione, quasi trent’anni dopo, anche a nome di tutti quelli che razzolavano e giocavano nella nostra sbilenca osteria nelle lunghe notti magiche della nostra amata Collina.

Altri Occhi Dolci

Franco Steri, il più giovane di noi. Faceva il giardiniere con la coop. “Avola” e fu “arruolato” negli Occhi Dolci proprio per via dei suo occhioni cigliati. Veniva anche lui dal movimento ’77. Dopo un anno passato con noi, se ne andò.  Lo ritrovai a vivere sull’alto Appennino con la compagna Alessandra e la sua bimba Azzurra. Bella gente.

Roberto Rossi e Grazia Till: due dolcissimi amici, anch’essi giardinieri della coop. “Avola”, giocarono con noi nel corso del primo anno del Circolo. Poi si ritirarono con discrezione dedicandosi alle loro faccende.

Lucio Filippucci è stato il grafico del manifesto delle farfalle. Una persona davvero gentile, nei modi e nel tratto. Si trasferì per lavoro in altra città e non so aggiungere altro su di lui.