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Sempreverdi: gli Occhi Dolci candidati alle elezioni

di Gabriele Giunchi

Sì, siamo stati anche candidati a Montecitorio, con la lista “Il Sole che Ride”.

Divagazioni socialiste…

Ma prima c’è una divagazione, dovuta al fatto che la politica ci ha sempre intrigato.

Un bel dì ci chiamano i “socialisti” di Craxi, diversi geneticamente dai predecessori: oggi, se non si fossero estinti, diremmo un OGM. Ci vogliono ingaggiare per una performance a sostegno dei loro candidati.

Noi, vincendo un certo disagio, diciamo sì! ad una condizione (che è la stessa che usano loro nelle relazioni umane e politiche): vogliamo lo SLIP. Ovvero Soldi, Libertà (d’espressione), Impunità e Potere. Rimangono perplessi, molto perplessi, ma non possono tradire una mancanza d’ironia, proprio loro che sono il “nuovo”…

Va bene. L’iniziativa ha luogo in una discoteca in zona Corticella. Ci andiamo portandoci dietro gli amici dell’Osteria Polese: una dozzina tra disoccupati, belle di giorno e di notte, randagi urbani e meravigliosi “poco di buono”.

Scendiamo in pista intonando “Simmo do Sud e simmo nire nire” e la platea – tutta di liberi professionisti, commercialisti, agenti misti, scarpe a punta, corpetti attillatini, donnone con ciglione e tacchettini, labbra sporgenti – ci guarda sbigottita. Qualcuno si incarica di stopparci e ci spengono il microfono. E’ la fine: iniziamo a sbraitare e ci giriamo offesi. Mettiamo in un angolo chi ci ha ingaggiato e ci facciamo dare i soldi pattuiti fino all’ultimo centesimo. Poi restiamo lì a gozzovigliare coi nostri fidatissimi amici, qualcuno va a far l’amore nel deposito delle bibite, si fuma hashish, si beve e si consuma e ci si fa non pochi nemici.

Poi si esce fuori, quasi al mattino, sotto una luna piena che fa brillare il cielo e le nostre pupille come fossero smaltate. Nobiltà della natura, miseria della politica.

Ora si fa sul serio

Invece con i Verdi io e Franco facciamo sul serio. Anche perché loro – nonostante le nostre credenziali maturate con la Lega Ambiente, di cui siamo alfieri; nonostante siamo gli eco/egologisti urbani ed extraurbani più noti e convinti e i più superdotati in fatto di seduzione e sedizione –  dapprima non ci vogliono. Ci temono, giustamente. Dicono sottovoce che non siamo DOC. Capiamo subito che ci sono dei preti anche nella lista del “Sole che Ride” e allora ci prendiamo gusto.

Andiamo a tutte le loro assemblee e ci facciamo conoscere. Finché arriva l’incontro decisivo: quello che deve mettere in fila gli eleggibili. Provano ancora a chiederci di candidarci solo al Senato (dove si sa che non c’è speranza di essere eletti). Rispondiamo che noi gareggiamo solo per vincere e De Coubertin non ci interessa. Alla fine di qualche tira e molla abbiamo un posto in lista. “Però uno solo”, precisano.

Noi chiediamo di avere un numero dispari: ci tocca il 17. Va bene.

“Chi si candiderà di voi?”

“Ve lo diciamo subito”.

Prendiamo una moneta da 50 lire. Da una parte c’è la testa, dall’altra il culo del fabbro che semigirato  batte sull’incudine. “Vuoi la testa o il culo?” Il culo. Vengo nominato io, Franco sarà il mio “portaborsa”. Ovviamente andava benissimo anche il contrario.

I verdi sono sbigottiti: loro, sebbene “nuovi”, “precisini”, “candeggiati” hanno fatto e disfatto amicizie e alleanze per avere un posto al sole (che ride). Noi la risolviamo con un abbraccio: tranquilli, ne votate uno ne eleggete due!

Diranno anche che, a dimostrazione del non attaccamento allo scranno, si dimetteranno a metà mandato per lasciare il posto ai secondi arrivati. Parole, parole.

filetype_pdfLeggi il testo dell’intervento con cui gli Occhi Dolci si candidano nella lista dei Verdi.

filetype_pdf“Siamo uomini senza fede”, articolo scritto per la campagna elettorale.

Noi iniziamo subito la campagna elettorale con lo stile che ci è consueto: cioè giocando sul serio. E siccome non abbiamo niente, ne da perdere ne da spendere, aguzziamo l’ingegno.

Una mecenate ci dona 250.000 lire. Li spendiamo tutti noleggiando due manichini flessibili, imbottiti di gomma piuma nera nera.

Ci presentiamo in piazza Maggiore, il giorno della presentazione della lista, e piazziamo i nostri fidati galoppini sotto il palco. Messi a debita distanza  reggeranno lo striscione giallo con la scritta “LO STRESS INQUINA COME LA DIOSSINA”

Inoltre uno tiene a tracolla un piccolo stereo da cui esce la voce di un attore che recita il discorso del faraone Amenhemet I: lottate per la felicità come lottano per il pane gli uomini dappoco…”. L’altro regge un pacco di volantini con il nostro programma.

filetype_pdfLeggi il testo del comizio-spettacolo.

Così, mentre i manichini fanno la campagna elettorale, noi facciamo i narcisi. E’ nostra usanza farci portare due coppe di champagne a metà comizio. Gli unici a non divertirsi sono quei verdi che avevano pensato ad una campagna elettorale come fosse una robina da boy scout.  Ci rimproverano perché facciamo una campagna personalistica.

Rispondiamo che non sappiamo fare altro.

I verdi sempre più verdi sono agitati. Ci convocano e ci chiedono cosa faremmo, cosa chiederemmo per cedere il primo posto qualora fossimo eletti.

Franco, grandioso, risponde: “Cederemo la primogenitura per un piatto di lenticchie, come fece Esau”.

“Cosa volete dire?”

“Né più, né meno di quanto detto”.

Noi continuiamo a fare comizi e ad accettare inviti in tante piazze della circoscrizione. Scopriamo però che i verdi-verdi hanno diffuso migliaia di lettere, a firma WWF, in cui si invitano a votare i candidati di provata fede ecologista e non altri approdati alle liste in modo improprio… Graziosi.

Nonostante tutto arriviamo terzi e  come al solito, ribadiamo, “se ci va male ci va bene, se ci va bene ci va benissimo”. Viene eletta una femmina pallida, tutta acqua e sapone. Una brava ragazza della parrocchia. Si affezionerà tanto allo scranno.

I verdi in Italia sbiadiranno presto e non saranno mai determinanti. Un’altra occasione mancata per un sano rinnovamento della politica.

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