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Sogni rimasti nel cassetto

di Gabriele Giunchi

Festa di capomillennio

Che il grande contenga il piccolo è facile e probabile. Ma anche il piccolo può contenere il grande: come il seme e la sequoia. Il problema poi è diventare grande, appunto.

L’idea della festa di capomillennio nasce all’Osteria “Del Legionario” e dall’amico Giorgio Fazioli.

Siamo nel 1984 e lui raccoglie dagli amici 1000 lire la settimana. Li tiene da parte perché, “quando verrà il capo d’anno del 2000 faremo festa per una settimana”.

Noi aderiamo, ovviamente. Ma poi alziamo gli occhi dal raggio di “contaminazione” dell’Osteria e facciamo diventare una piccola, ottima idea una grande sfida planetaria.

Si tratta di alzare i livelli organizzativi.

Dunque. Occorre una polizza speciale che, invece di essere pensata per una disgrazia, un incidente un’integrazione pensionistica, offra la possibilità di partecipare ad una grande festa a cavallo del nuovo millennio che incombe. Incontriamo l’Unipol. Va bene. Dicono. Occorrerà però estendere la proposta alle compagnie assicurative gemellate in Europa.

Poi si va alla Direzione dell’ARCI. Parliamo col Presidente Rino Serra: è entusiasta, sogna una grande festa sotto il Cremlino e vuole includere Mosca tra le opzioni da scegliere, quando sarà il momento. (Ricordo che il Muro è ancora lì, che i sovietici hanno invaso l’Afganistan, che la pace è un esercizio di equilibrismo sul filo della cortina di ferro…)

Si procede: si deposita il marchio dell’idea. Si pensano i gadget e le agevolazioni procedurali. Agli Occhi Dolci viene riconosciuto il ruolo di “Presentatori dell’Idea” e potranno viaggiare a spese dell’organizzazione per curare i preparativi. Si pensa ad una festa tematica per ogni continente.

Una roba un po’ grande, vero? Niente di più o di meno che un’olimpiade. Si può fare, no?

Certo che sì. Senz’altro sì. Forse sì. Forse, ma. Ma… No.

Non si fa nulla. Perché?

Perché è più facile parlare di pace considerandola come l’assenza della guerra. Una roba che non ci compete. Trattarla come un sottinteso, una sottrazione di guai e nulla più. Subirla in fondo come una noia mortale in cui invecchiare facendo replica di giorni tutti uguali.

Ma quando si deve parlare della pace e dei suoi contenuti, ecco che molti non sanno più che dire, che fare, che proporre. E’ un segno di grande miseria.

La pace infatti è un gran casino, è una somma impropria di fatti ed atmosfere… Ne sono maestri i bambini quando giocano.  La pace, quella vera, fatta di cultura, sesso, sport, musica, teatro, sano conflitto creativo, amore che va e amore che viene, è imprevedibile e caotica e fa paura ai più. Compresi quelli preposti ad esaltarla e difenderla, con o senza le fanfare.

In altre parole i nostri partner si son cagati sotto e non hanno neppure avuto il coraggio di venircelo a dire. Hanno lasciato tutto in anticamera e hanno traslocato in un altro…vano.

E noi? Se ci va male ci va bene; se ci va bene ci va benissimo.  Non ci siamo fasciati la testa. Quattro anni dopo è caduto il Muro di Berlino, si sono squagliate come meduse idee fossilizzate ed inutili. La pace ha preso altre strade ed è andata incontro a tanti nuovi tranelli di sangue e di odio, di idiozia e di vergogna. Noi siamo andati dietro al mondo da uomini di pace: cioè seminando casini.

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Leggi il progetto per la festa di Capomillennio.

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Leggi la sintesi del progetto presentata all’ARCI e all’UNIPOL.

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Il Treno di Einstein

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Di nuovo l’ignavia e  un penoso tergiversare bloccano sul nascere l’idea del TRENO DI EINSTEIN.

…Per guadagnare tempo secondo le leggi fisiche bisogna andare più forte della velocità della luce. Così dimostrò Einstein con la legge della relatività ed il noto esempio dei due gemelli. (Uno viaggia a 360.000 Km al secondo e non invecchia, l’altro che sta fermo, sì).

Siccome tutto questo per noi è impossibile bisogna provare a vivere al gerundio: cioè saper aggiungere un’azione ad un movimento. Fare due cose alla volta…

Ecco dunque il treno veramente speciale, con la sala-vagone da ballo, con quella da the, con il vagone cinema, con quello per la sauna… Sarà l’unico treno di cui non fregherà a nessuno la puntualità…Sarà parcheggiato come locale e partirà per le destinazioni scelte dagli utenti.

Le FFSS dicono SI’. Poi si spaventano, ci ripensano, tentennano, borbottano, tergiversano, si nascondono.  Tutto questo per dire NO ad una proposta che le avrebbe pure riqualificate. Che dire?

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