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Da Lotta Continua al Settantasette

di Gabriele Giunchi

Franco Morpurgo (terzo da sinistra in alto) tra alcuni compagni di Lotta Continua; in primo piano Francesco Lorusso.

Venivamo da Lotta Continua, io e Franco e tra noi, all’epoca del nostra conoscenza, nel vortice della “militanza a tempo pieno” io ero forse più errante di lui . (Chissà se nell’errante è contemplato anche l’errore…)

Dapprima, infatti, per lungo tempo, fui responsabile dell’intervento tra i “Proletari in Divisa” , scelto a causa dell’esperienza maturata sul campo – tra caserme e carcere – durante il servizio militare.

Per qualche anno fui responsabile delle regioni Emilia-Romagna e Marche e venni chiamato da Forlì a   risiedere a Bologna poiché  nel capoluogo di regione erano concentrate – per ragioni logistiche – gran parte delle Forze Armate del centro Italia. Con quella responsabilità non potevo certamente fare una vita sedentaria ed ero sempre in giro, da una città all’altra operando in semiclandestinità per non mettere in difficoltà i nostri compagni soldati.

Poi, a seguito di un contorto congresso cittadino, in mezzo ad un bailamme di posizioni contrapposte, fui incaricato da Adriano Sofri – forse perché esterno alle polemiche e alle fazioni – di dirigere la segreteria di Bologna e cercare di indicare una rotta alla nostra federazione.

Per me fu una gara dura poiché io avevo maturato solo esperienze molto settoriali; carceri e galere. Era il 1975.  Fu da allora che cominciai a conoscere bene Franco.

Lui lavorava vicino alla nostra sede. Era responsabile di una ditta tedesca che forniva attrezzature di sala operatoria e per Lotta Continua si occupava del finanziamento. Opera dura anche la sua, dato che eravamo  sempre tutti squattrinati. Si doveva pagare l’affitto della sede, contribuire a finanziare il giornale, trovare i soldi per la carta, l’inchiostro, il ciclostile, la benzina, la colla per i manifesti…

Ma Franco aveva una risorsa in più: era amabilissimo, attento ai dettagli, agli stati d’animo. Senza farci caso ci insegnava che concedersi la fiducia equivaleva a volersi bene.

Una sera venne in sede e fece una proposta: “Non è pensabile – disse – che Beppe Ramina e Gabriele, i nostri segretari (provinciale e regionale)  non abbiano dove dormire e talvolta debbano andare nella sala d’aspetto della stazione.  Propongo di dare loro il necessario per pagarsi una camera in affitto.” La camera ce la trovò lui: 25.000 lire, in via Paglietta, in una casa il cui proprietario voleva sole donne.

Aprile 1976. Tutti a Roma! Manifestazione nazionale di Lotta Continua contro il carovita! (Era anche un modo per esibire la forza del nostro partito perché venisse incluso nella lista unitaria di estrema sinistra per le imminenti elezioni politiche).

Noi organizzammo un treno speciale e passammo una notte in bianco a trovare tutti i soldi necessari a pagare e dunque far muovere il treno. Gli uffici delle Ferrovie dello Stato erano molto diffidenti e non accettavano assegni. Ci fu dunque un supplemento di corse tra sportelli bancari e biglietteria…Credo che anche Franco ebbe lo stesso brivido che provammo tutti quando si sentì l’annuncio “il treno di Lotta Continua è in partenza dal binario undici”. A bordo c’erano una dozzina di pensionati organizzati nelle nostre assemblee di quartiere alla Bolognina. Avrebbero tenuto la testa del nostro corteo.

Tempi caldi, colmi di passione, di impegno, di pugni chiusi, di sguardi rivolti all’orizzonte di un avvenire che non avvenne. Tempi duri anche: operavamo nella città simbolo del PCI ed eravamo osteggiati e guardati spesso in cagnesco.

Lotta Continua si sciolse ai primi di novembre dello stesso anno: le donne del partito fecero notare – intervenendo in modo inconfutabile – che i ruoli di potere che si combattevano nella società, si replicavano dentro l’organizzazione e che pertanto il nostro sogno rivoluzionario finiva lì.

Tuttavia la nostra era l’organizzazione meno ideologizzata nella costellazione extraparlamentare di sinistra, la meno parrocchiale, ed i suoi militanti rimasero vincolati da una passione e da una fiducia che perdurarono nel tempo. Questo forte legame sopravvisse alla fine di L.C. e si ritrova tuttora quando due “reduci” si incontrano.

Un corteo del Settantasette a Bologna

Manifestazione del Movimento 77; al centro sorridente con la barba il grande amico Mauro Comellini, più a destra Franco Morpurgo.

I compagni restituiscono l’autobus bruciato in una manifestazione precedente; Franco compare sulla destra.